SENTIERI NASCOSTI

Genova - Sampierdarena

Genova è nota per la sua orografia scoscesa che scende precipitosamente verso la pianura confinante il mare. Il quartiere di Sampierdarena rispecchia questa andatura, scendendo lungo il percorso del Torrente Pulcevera. Separata dalla città storica di Genoa da un rilievo collinare, questa zona storicamente era popolata da ville patrizi poi scomparse nel secondo dopoguerra in un processo di densificazione che ha portato anche alla costruzione di numerosi palazzi di residenza popolare. A partire dagli anni Ottanta il quartiere ha conosciuto una graduale contrazione di popolazione e una diminuzione del numero delle attività commerciali e di servizi. Nello stesso periodo è salita la popolazione straniera che oggi rappresenta il 21% ei residenti contro l’8% della città complessiva. L’Albero della Vita di Sampierdarena opera in una zona che i ragazzi conoscono come il Campasso, un lembo di città che costituisce il margine sudorientale del quartiere.

Sampierdarena 

Coordinatrice : Giulia Santamaria

Giulia Santamaria con Staff

Percorsi di Campasso

Queste registrazioni documentano due percorsi all’interno del quartiere descritti da due partecipanti al progetto.

Da Piazza Masnata a Piazza Montano 

Allora, questa è Piazza Montano dove c’è qualche bar, una focacceria, e le macchinette per comprarti da mangiare. Proseguendo verso sinistra in Via Rolando c’è la scuola, la chiesa e altre macchinette. È una piccola via dove si può fare una passeggiata, guardare i negozi e magari anche comprare un libro dal libraccio che si trova proprio davanti alla scuola. Andando ancora più avanti troviamo il Don Bosco, cioè la scuola superiore dove si studia informatica. Se vuoi scatenarti un po’ durante l’estate lì al Don Bosco ci sono due campi da calcio, uno da basket e uno da pallavolo, e anche qualche tavolo da pingpong. Proseguendo in Via Rolando trovi anche due macchinette un panificio buono lì a destra c’è anche il sottopassaggio di Piazza Montano che è un luogo dove puoi dare appuntamento con gli amici.

Dal Centro Alberto della Vita a Radura

  Trascrizione:

Centro [di Albero della Vita] si scende una stradina e si arriva a un parco dove giocano dei bambini poi c’è una fontana dove noi del Centro andiamo a bere - quando finiamo i compiti chiediamo sempre se possiamo andare a bere. Poi c’è la mia vecchia casa, e vicino alla mia vecchia casa c’è la fermata dell’autobus e dei bidoni. Subito dopo si attraversa un vicolo e si passa sotto al ponte San Giorgio. Si vedrà un cancello giallo e subito dopo si arriva alla metro. Per me un ricordo tanto bello perché passavo sempre per questa strada. La metro è un punto che mi ricorda tanti momenti belli. Subito dopo si attraversa una galleria e dopo la galleria si arriva a un concessionario di auto e una pompa di benzina. E subito dopo si arriva alla radura dove io andavo sempre, dopo che è crollato il ponte con un mio amico. Prima non c’era nulla ma dopo il crollo del Ponte Morandi hanno fatto un parco, e io continuavo ad andare con un mio amico perché mi piaceva andare a giocare con lui. Mi ha ricordato tanti momenti belli perché giocavo a calcio e andavo anche nello skate park dove c’era un mio amico con il suo monopattino e mi piaceva fare delle azioni con il monopattino. 

Narrare la città

Primi Filmati

La conoscenza del mondo nasce da piccoli dettagli che possono sembrare insignificanti a coloro che non vivo il nostro mondo inteso come esperienze di vita reiterata nel tempo. Ogni individuo vive un suo universo particolare in un ripetersi mai del tutto uguale ma sempre unico di esperienze personali. Questo modo di reiterare la propria esperienza di un determinato insieme di luoghi dà vita a ciò che è il mondo stesso inteso come un’accresciuta esperienza intima che raramente viene svelato in maniera esplicita. Questi brevi filmati sono l’esternazione di varie conoscenze dei mondi vissuti da bambini che risiedono in quattro quartieri fragili del territorio italiano. Sono racconti brevi ma significativi poiché mettono in evidenza la capacità umana di creare una condizione di normalità in luoghi e momenti che del tutto normali non sono. Rappresentano una quiete infinitamente personale quale risultato iniziale di un progetto che vuole mettere in evidenza le varie declinazioni dell’esistere nel tempo e nel luogo.